rosso e vivo

LONDRA 2016

Quel periodo ero felice e allora esserlo per me non era cosi scontato.

Vivevo in un appartamento con 12 persone e in una camera di 10 metri quadri con tre persone, dormendo sotto forma di tetris su dei lettini gonfiabili.

Era soltanto un anno e mezzo che ormai non vivevo tra le false sicurezze e promesse dell’Italia. Avevo appena iniziato a conoscere me, a conoscere la vita vera, quella che la scuola non ti insegna e tanto meno ti prepara ad affrontarla. Avevo un lavoro che mi ero cercato da solo, uno stipendio che mi rendeva indipendente economicamente e mentalmente e una ragazza di Siviglia che oltre all’inglese mi stava insegnando lo spagnolo.

Nonostante tutto, mi sentivo vivo, mi rendevo conto di ciò che mi accadeva in torno, delle persone che mi circondavano, non ero più schiavo dei pensieri del passato ne tanto meno delle preoccupazioni del futuro, andavo di pari passo col presente. Quei gestiti ripetuti giornalmente  per otto ore e più erano benzina che mi davano la spinta in più per alzarmi dal letto e andare a vivere.

Quel mestiere fu la scoperta più bella in 19 anni di vita ed arrivò cosi per caso, perché le cose belle è cosi che arrivano per caso, come l’amore.

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