Mà parto pt.1

Fu la prima volta che pronunciai quelle due parole a mia madre che ad oggi sono routine di sconforto ogni qual volta parto con la sicurezza dell’andata e l’incertezza del ritorno.

GIUGNO- AGOSTO 2014

Drin Drin!! Una sera di giugno squilla il telefono, il mio professore di matematica mi chiede se sono disposto a partire tra due giorni insieme ad altri alunni conoscenti e non, per lavorare da stagista in un villaggio turistico in Calabria. Ricordo quella sera l’emozione e la gioia che mi accompagnarono durante quella chiamata, finalmente dopo i lavoretti qua e là per la mia zona avrei ricevuto un vero contratto e un vero “stipendio”. Non esitai e non chiesi neanche il permesso ai miei “si prof ci sono, mi dica Quando partiamo e a che ora ?!

Il 18 Giugno mi ritrovai con una marmaglia di ragazzi con i quali legai fin da subito e diventammo un bel gruppetto di colleghi e ancor prima di amici. All’arrivo eravamo presi a bene, ci guardammo intorno e mi sembra di essere in una villa da sogno come su mtv cribs.

Il giorno dopo, Sveglia alle 8. Puntuali come non mai al primo giorno di scuola ci recammo in cucina per l’assegnazione delle partite in cucina.

Mi venne assegnato il compito di commis gardemanger (antipasti).

Per tre mesi cassette e cassette di verdure aspettavano di essere lavate, pulite, tagliate e lavorate per poi essere servite ai 1200 clienti che se la spassavano al di fuori della cucina mentre noi ci facevamo in quattro per sfamarli.

C’era un feeling assurdo tra cucina e sala, le ore ci volavano e il servizio era una passeggiata al mare tra battute e giochi di parole che alleggerivano di non poco lo stress.

Un lavoro al quanto duro, tra il caldo dell’estate e quello della cucina, lo stress per le tante ore passate in piedi a ripetere e ripetere e ripetere sempre gli stessi movimenti, vedere sempre le stesse facce ogni singolo giorno per tre mesi, ma ebbi l’opportunità di lavorare in una grande brigata e imparai molto a livello pratico, diventai velocissimo ad eseguire i compiti assegnati.

Passai tre mesi sudati e pieni di vita a fare la “gavetta” che tralasciato il salario (400 euro al mese per 12-13 ore al giorno 6 giorni su 7 e un giorno di riposo) mi insegnò i trucchi del mestiere del cuoco, condivisi momenti indimenticabili con persone che mi trasmisero tanta positività ed energie per affrontare l’ultimo anno di liceo che a settembre si sarebbe presentato puntuale.

Fino ad allora non avevo mai vissuto fuori di casa per più di qualche settimana. In quei tre mesi provai un forte senso di libertà, tanto ricercato,

Non c’erano i miei genitori a dettare orari e regole, non c’erano conoscenti del paese a giudicare gesti al di fuori dei muri mentali.

Al termine del servizio si stava tutti insieme, si parlava, si conoscevano i clienti e si rideva tanto, fumavamo canne come se non ci fosse un domani sdraiati in spiaggia sotto le stelle e sognavamo in grande con uno sguardo rivolto al futuro senza alcuna preoccupazione ma con tanta voglia di crescere e fare grandi cose.

Un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...